Scopo della prevenzione secondaria è individuare un tumore (o una lesione pre-cancerosa) in uno stadio molto precoce, in modo che sia possibile trattarlo in maniera efficace e ottenere, di conseguenza, un maggior numero di guarigioni e una riduzione del tasso di mortalità, con il minor impatto possibile sulla qualità di vita del paziente.

La prevenzione secondaria coincide, quindi, con le misure di diagnosi precoce.

In genere, riguarda il periodo tra l’insorgenza biologica della malattia e la manifestazione dei primi sintomi (fase pre-clinica).
Per alcuni tipi di tumore, esistono anche programmi nazionali di prevenzione secondaria, in particolare per il tumore della mammella, del collo dell’utero e del colon-retto.
La visita ambulatoriale di prevenzione secondaria costituisce il momento centrale dell’attività negli ambulatori Raphaël.
Dopo un’accurata indagine sulla storia familiare e personale del soggetto, al fine di determinare il suo livello di rischio individuale, viene eseguita una visita clinica generale, integrata ove necessario da indagini specifiche.
Nella donna si associano di regola la visita senologica e ginecologica.
A seguito della visita, vengono programmati, ove indicati, gli opportuni esami strumentali, differenziati in base a sesso, età, familiarità, grado di rischio ed eventuale obiettività clinica.

Al termine di tali accertamenti, il medico che ha eseguito la visita, illustra e discute con l’interessato i risultati degli esami eseguiti e viene redatta una lettera-relazione riassuntiva.
Quando si rende necessario inviare il paziente presso altre strutture per ulteriori approfondimenti o per terapie, il medico suggerisce le strutture più idonee a risolvere il problema e, al bisogno, prende direttamente gli opportuni contatti.

Approfondimento

TUMORI CUTANEI

La visita generale con accurata anamnesi (familiarità, fattori di rischio e altro) e una prima valutazione delle lesioni cutanee presenti permettono una prima selezione, con l’individuazione di lesioni meritevoli di vista specialistica.

La visita specialistica con videodermatoscopia permette, quindi, di:

  • Definire la verosimile diagnosi sulla base delle caratteristiche dermatoscopiche delle lesioni, con la conferma o meno dell’iniziale orientamento diagnostico;
  • Porre l’indicazione all’asportazione della lesione o l’eventuale follow-up;
  • Eseguire la mappatura dei nevi.

Vengono eseguite nei nostri ambulatori le biopsie cutanee. Il materiale prelevato consente la diagnosi istologica. In base a quest’ultima vengono programmati:

  • Nel caso di diagnosi tumorale (melanoma, basalioma e altro), la consulenza oncologica e/o esami strumentali per la stadiazione;
  • Nel caso di diagnosi tumorale o displasia severa, eventuali allargamenti del prelievo se l’asportazione non fosse stata radicale;
  • Il follow-up, sia in caso di patologia tumorale sia negli altri casi.

TUMORI MAMMARI

La visita generale permette di:

  • Valutare il rischio, raccogliendo un’accurata anamnesi (fattori di rischio, fattori protettivi);
  • Individuare eventuali lesioni sospette (noduli, placche e altro);
  • Valutare la presenza di secrezioni dal capezzolo che, se sospette, possono essere immediatamente prelevate e strisciate sul vetrino per l’esame citologico della secrezione. Questa permette già la diagnosi di papillomi e, quindi, di procedere per il trattamento di asportazione.

La mammografia per le donne di età uguale o superiore ai 40 anni, ma anche di età inferiore qualora ci fossero le indicazioni (familiarità, sospette calcificazioni e altro). I nuovi strumenti in dotazione ai nostri ambulatori (tomosintesi) hanno una maggiore sensibilità nella ricerca delle lesioni, con possibilità di ingrandimenti, valutazioni di più strati del tessuto con un’unica acquisizione delle immagini.

L’ecografia mammaria per le donne più giovani o per le donne con particolari caratteristiche del seno, che la rendono utile (elevata densità, definizione di tutti i tipi di noduli, sospette placche etc).

Entrambe queste indagini permettono il passaggio a un ulteriore approfondimento di noduli sospetti mediante agoaspirato o agobiopsia ecoguidata.

Queste metodiche vengono eseguite nei nostri centri con indicazioni adeguate in base alla storia clinica della paziente. Rispettivamente forniscono la diagnosi citologica e istologica necessarie perché le pazienti con tumore vengano inviate all’intervento chirurgico.

Presso i nostri ambulatori, le donne operate di tumore effettuano la consulenza oncologica che permette di stabilire l’eventuale terapia e definire il follow-up a breve termine, per poter seguire le pazienti in tutte le fasi del post-operatorio, per verificare che non vi siano complicanze relative all’intervento, alla terapia e, a lungo termine, per individuare l’eventuale ripresa di malattia.

 

TUMORI DEL COLLO UTERINO (PORTIO)

Per la diagnosi dei tumori del collo dell’utero, viene eseguito il pap-test in tutte le donne sessualmente attive. Se l’esame citologico del prelievo effettuato evidenzia atipie cellulari, queste vengono confermate tramite prelievo bioptico in colposcopia e, quindi, indirizzate all’intervento oppure, a seconda della gravità, al follow-up.

TUMORE del COLON-RETTO

Il tumore del colon-retto origina dalla trasformazione maligna delle cellule della mucosa di rivestimento di quest’organo.

Ogni anno in Italia si registrano oltre 40.000 nuovi casi, con un’insorgenza prevalente dopo i 40 anni e una analoga frequenza negli uomini e nelle donne.
Con una mortalità di oltre 15.000 decessi l’anno, rappresenta la seconda causa di morte per tumore in Italia.

Quasi tutti i tumori del colon-retto si sviluppano a partire da lesioni benigne denominate polipi adenomatosi (adenomi).
E’ stato calcolato che occorre un periodo medio di alcuni anni affinché un adenoma si trasformi in un tumore maligno.

I principali fattori di rischio sono:

  • Età: il 90% dei tumori del colon-retto insorge dopo i 40 anni;
  • Familiarità: una familiarità per tumori del colon-retto (parenti di 1° grado: fratelli, sorelle, genitori, figli) si riscontra nel 30-40% dei casi;
  • Fattori ereditari: il 4-6 % dei casi di tumori del colon-retto è ereditario, dovuto a specifiche alterazioni genetiche, trasmesse dai genitori ai figli (poliposi adenomatosi familiare, sindromi di Linch, di Peutz-Jehgers, di Gardner);
  • Fattori personali: fattori legati allo stile di vita e all’esistenza di patologie favorenti quali
  • Malattie infiammatorie croniche intestinali (morbo di Crohn, rettocolite ulcerosa) o
  • Precedenti polipi adenomatosi del colon;
  • Sovrappeso e obesità;
  • Dieta ipercalorica, ricca di grassi animali, elevato consumo di carni rosse, alcool e povera di fibre;
  • Vita sedentaria.

 

La prevenzione dei tumori del colon-retto si attua con due modalità:

prevenzione primaria:

  • Dieta equilibrata, ricca di frutta e fibre, a basso contenuto di grassi e povera di carni rosse;
  • Esercizio fisico aerobico costante (almeno 30 minuti per 5 giorni la settimana).

prevenzione secondaria o diagnosi precoce: dal momento che la maggior parte dei tumori del colon-retto deriva dalla trasformazione di polipi adenomatosi, l’individuazione di questi ultimi e la loro rimozione endoscopica, interrompendo la sequenza polipo-cancro, rappresenta una strategia vincente nella prevenzione.

Dato che molti polipi e tumori del colon-retto allo stato iniziale non danno segni o sintomi, è molto importante sottoporsi a periodici esami di controllo.

I principali esami di controllo (eseguibili presso gli Ambulatori Oncologici Raphaël) sono:

  • Esame clinico generale ed esplorazione rettale;
  • Test del sangue occulto fecale (SOF): esame che ricerca nelle feci tracce di un eventuale sanguinamento, da parte di un polipo o di un tumore;
  • Colonscopia: è l’esame dotato della maggiore accuratezza diagnostica, dal momento che consente una indagine completa e accurata di tutto il colon. Spesso, oltre alla funzione diagnostica, può svolgere anche un ruolo terapeutico, consentendo la rimozione delle lesioni pre-tumorali (polipi).

TUMORE DELLA PROSTATA

La prostata è una ghiandola presente solo negli uomini, posizionata tra retto e vescica, delle dimensioni di una castagna.

Nel corso degli anni o a causa di alcune patologie, può ingrossarsi fino a dare disturbi urinari.
Molto comuni sono le patologie benigne che colpiscono la prostata, soprattutto dopo i 50 anni.

Nell’ipertrofia prostatica benigna, per esempio, la porzione centrale della prostata si ingrossa e la crescita eccessiva di questo tessuto comprime l’uretra (il canale che trasporta l’urina dalla vescica all’esterno attraversando la prostata), la quale, compressa, crea problemi nel passaggio dell’urina.
Il tumore maligno della prostata (adenocarcinoma prostatico) ha origine proprio dalle cellule all’interno della ghiandola che cominciano a crescere in maniera incontrollata.

Nelle sue fasi iniziali, il tumore della prostata è asintomatico.

Viene diagnosticato attraverso:

  • Visita urologica con esplorazione rettale;
  • Prelievo di sangue con dosaggio del PSA (antigene prostatico specifico).

Se questi esami fanno sorgere il sospetto di tumore si procede con una:

  • Biopsia della prostata (mappaggio) che costituisce l’unico esame in grado di identificare con certezza la presenza di cellule tumorali.
  •  Sul reale valore del PSA ai fini della diagnosi di un tumore della prostata, il dibattito è ancora aperto, in quanto spesso i valori sono alterati per la presenza di una ipertrofia benigna o di una infezione.

Quindi non sempre un PSA alterato è indice di tumore.

Per questa ragione, negli ultimi anni, si tende a considerare importante, dal punto di vista diagnostico, l’andamento del PSA nel tempo, piuttosto che un singolo valore elevato.

BT_Ambulatori
BT_Diagnosi
BT_Assistenza_Domiciliare
BT_Prelievi
BT_Prevenzione
BT_Evidenza